L’analisi di scenario consente, come la composizione dei pezzi di un puzzle, di far emergere un’immagine che altrimenti rimarebbe celata. I tre pilastri dell’analisi di scenario sono: la Macroeconomia, la Geopolitica, la Tecnologia. L’immagine di scenario che emerge consente di assumere delle decisioni di natura strategica con maggiore consapevolezza e visione.
ANALISI MACROECONOMICA
l mese di agosto ha presentato dati contrastanti per l’economia USA: da un lato la crescita appare solida (+3,3% annualizzato nel secondo trimestre), con effetti dei dazi ancora limitati; dall’altro l’inflazione resta sostenuta (attorno 2,7%) e il mercato del lavoro evidenzia crescenti difficoltà, con una forte revisione al ribasso dei nuovi posti di lavoro per maggio e giugno. Dati poco graditi al Presidente Trump, che ha reagito con il licenziamento del capo del Bureau of Labor Statistics. Una decisione che si aggiunge a una lunga lista di epurazioni, segnalando il crescente problema dell’indipendenza delle istituzioni USA. Clamoroso è il caso della Federal Reserve: dopo gli ormai consueti attacchi al presidente FED Jerome Powell, l’11 agosto Trump ha nominato Stephan Miran, capo dei suoi consiglieri economici al posto della governatrice Kugler, dimessasi dall’incarico. È seguito l’attacco e il licenziamento della governatrice Lisa Cook, che ha aperto un caso politico. La sua rimozione consentirebbe infatti a Trump di nominare un nuovo membro del Board della FED, avendo la maggioranza di membri (4 su 7) allineati alla sua visione di una politica monetaria più accomodante. Nel discorso di Jackson Hole, Powell ha già aperto alla possibilità di un taglio dei tassi già nella riunione di settembre. I mercati hanno reagito: i rendimenti dei T-Bills sono diminuiti mentre quelli a lunga scadenza rimasti pressoché invariati, segnalando un potenziale indebolimento della sua capacità di controllo sull’inflazione nel lungo termine. Sul fronte commerciale, è stata nuovamente concessa una sospensione dei dazi verso la Cina, evidenziando come la guerra commerciale sia in realtà una proxy della competizione tecnologica. Da segnalare inoltre l’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Unione Europea, che ha suscitato numerose critiche perché interpretato come una prova della subordinazione europea verso gli USA. Bruxelles ha difeso l’intesa definendola il miglior risultato possibile, sottolineando che l’accordo salva 5 milioni di posti di lavoro rispetto allo scenario peggiore (dazi oltre il 20%). Tuttavia, gli effetti dei dazi iniziano a pesare sulle economie europee, in particolare su quella tedesca, che nel secondo trimestre 2025 ha registrato un calo del PIL dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Mario Draghi ha ribadito la necessità che l’Europa si svegli, cambi passo e rafforzi le proprie economie con alcune riforme essenziali. Ma la realtà mostra come i Paesi europei storicamente trainanti siano in difficoltà. Emblematico è il caso della Francia, la cui crisi è politica, fiscale, finanziaria e geopolitica. La situazione si riflette sui tassi degli OAT, sullo spread e sul settore bancario, che vivono una fase di stress. Sul fronte azionario, nonostante i buoni risultati trimestrali di NVIDIA e i record ritoccati dai principali indici statunitensi, cresce il timore che l’A.I. sia in bolla, complice uno studio del MIT (secondo cui solo il 5% dei progetti di A.I. integrati in azienda genera valore), le dichiarazioni di Sam Altman (fondatore di OpenAI) e i rapporti P/E elevati (vicini a quota 23). L’ombra della “bolla dot-com” pare riaffacciarsi. Il tutto avviene in un contesto di crescente interventismo statunitense nei mercati: l’ingresso del Governo USA con una quota del 10% in Intel è visto come l’avvio di un capitalismo di Stato in stile americano.
ANALISI GEOPOLITICA
Il vertice ferragostano in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin ha tutta l’aria di essere stato una grande occasione mancata, almeno per gli ucraini. Nei giorni successivi all’incontro, infatti, i bombardamenti russi non si sono affatto fermati: nella notte tra il 27 e 28 agosto, un massiccio attacco russo con quasi 600 droni e decine di missili ha colpito Kiev causando almeno 17 morti (di cui 4 bambini) e danneggiando anche la sede della missione UE a Kiev. Sul fronte opposto, l’Ucraina ha intensificato gli attacchi mirati alle infrastrutture energetiche russe, riuscendo a distruggere circa il 20% della capacità di raffinazione del petrolio russo, colpendo raffinerie e terminal strategici nel Baltico, come a Ust-Luga, e depositi di petrolio e gas nella regione di San Pietroburgo e Samara. L’unico risultato concreto del vertice Trump-Putin non va quindi cercato nelle prospettive di pace, bensì nella riduzione della pressione americana sulle esportazioni energetiche russe. A valle dell’incontro, si sono infatti intensificati i contatti segreti tra la compagnia petrolifera statunitense ExxonMobil e la compagnia statale russa Rosneft per un potenziale ritorno di Exxon in Russia, in primis nel progetto Sakhalin-1 nell’estremo oriente (interrotto nel 2022 proprio in seguito alle sanzioni occidentali). Gli incentivi e le sanzioni economiche non sembrano quindi in grado di fermare una guerra che, da più di tre anni sta dimostrando che il mondo non sarà più lo stesso del pre-24 febbraio 2022. Gli spazi per un ridisegno dell’ordine e dei confini globali sono ormai sfruttati a più riprese da molti attori: dalla Russia alla Cina fino a potenze medie come l’Azerbaijan. Considerando quest’ultimo, è facile constatare quanto le relazioni internazionali stiano cambiando velocemente. Ad agosto Armenia e Azerbaigian hanno firmato a Washington un accordo di pace che chiude quasi 40 anni di conflitto sul Nagorno Karabakh, incentivando l’apertura di un corridoio strategico tra Azerbaigian e l’exclave Nakhçıvan in Armenia sotto gestione USA. Questo riavvicinamento indebolisce il ruolo di Iran e Russia nel Caucaso riducendone l’influenza geopolitica nella regione con la limitazione del loro controllo territoriale ed energetico. Il “puzzle geopolitico” è quindi in fase attiva di riconfigurazione, come dimostra anche il fatto che la normale ripresa della navigazione nel Mar Rosso continua ad essere minacciata dagli attacchi Houthi nello stretto di Bab al-Mandab. L’affondamento di due navi a luglio 2025 è stato il preludio di una quarta fase di attacchi, annunciata alla televisione il 27 luglio scorso dal gruppo yemenita, che porterà gli Houthi a prendere di mira “tutte le navi appartenenti a qualsiasi compagnia che intrattiene rapporti con i porti del nemico israeliano”. L’uso della forza per ottenere dei risultati sul piano strategico sembra essere diventata la modalità preferita un numero sempre maggiore di attori per muoversi in tale contesto dinamico. Lo dimostra l’ampio rafforzamento navale statunitense nei Caraibi meridionali e nelle acque circostanti deciso dall’amministrazione Trump, presumibilmente per intimorire il governo di Nicolas Maduro in Venezuela. In sintesi, il mese di agosto dimostra che, nonostante il soft power rimanga il mezzo ideale per gestire i rapporti tra Paesi – perché comporta un costo economico e umano minore – l’utilizzo dell’hard power è in sostanziale crescita a livello sistemico.
ANALISI TECNOLOGICA
I doppi poli dell’innovazione (USA-Cina), con l’Europa intrappolata nel mezzo, sono diventati motivo di preoccupazione per analisti ed investitori in tutto il mondo. Il piano di Nvidia per la Cina sta vacillando. Nvidia ha infatti ordinato ai fornitori (tra cui Foxconn, Samsung e Amkor) di sospendere i lavori sull’H20, il chip più avanzato che può vendere in Cina secondo le regole statunitensi. L’Amministrazione del Cyberspazio cinese ha inoltre convocato Tencent, ByteDance, Baidu e altri leader nazionali per verificare gli acquisti di H20, ammonendo sui “rischi informativi.” I ricavi di Nvidia in Cina – circa 17 miliardi di dollari – sono pertanto a rischio. Washington sta sperimentando il modello del “pay to export”. L’amministrazione Trump ha autorizzato vendite limitate dei chip H20/MI308 e ha proposto versioni ridotte dei chip Blackwell, trattenendo però il 15% dei ricavi generati in Cina da Nvidia/AMD come parte dell’accordo di licenza. La Cina sta accelerando la sostituzione delle importazioni di chip USA, a dimostrazione della volontà di affrancarsi dalla dipendenza verso gli USA. Kunlunxin, sostenuta da Baidu, ha ottenuto ordini per chip compatibili con Nvidia CUDA da parte di China Mobile per un valore di 1 miliardo di yuan. Gli indici azionari cinesi e le azioni di Cambricon sono saliti bruscamente grazie alle scommesse legate all’obbiettivo di Pechino di autosufficienza tecnologica. Tale scontro si sta riflettendo anche sui mercati finanziari USA. Nonostante i capex nel settore rimangano robusti, un’ampia percentuale di aziende vede un ROI a breve termine limitato dall’A.I. Potrebbe pertanto essere ragionevole mantenere un’esposizione finanziaria verso i leader del settore, con una solida domanda e potere di determinazione dei prezzi, bilanciando al contempo con settori difensivi come sanità o utilities. Con la crescente rivalità, l’etica dell’A.I. viene introdotta sia dall’Unione Europea che dagli Stati Uniti. Le disposizioni centrali sono entrate in vigore il 2 agosto: sono stati designati gli organismi di governance e inizia un ciclo di conformità più severo (con multe pesanti previste nelle fasi successive dell’applicazione normativa). Ci si aspetta una maggiore attenzione nei confronti dei modelli a “rischio sistemico” nel corso del prossimo anno. TikTok sta sostituendo centinaia di ruoli nel settore trust&safety nel Regno Unito e nell’UE con l’intelligenza artificiale, causando scioperi in Germania e la reazione dei sindacati. Questo è il caso più evidente di come l’automazione stia generando tensioni sociali e conflitti lavorativi nel settore Big Tech. Scioperi e controversie legate alla perdita di posti di lavoro si stanno diffondendo in Europa e negli Stati Uniti, causando danni reputazionali, volatilità nei ricavi pubblicitari e indagini normative. Lo scenario rialzista prevede un “premio per l’A.I. responsabile”, in cui i fornitori di soluzioni per la conformità, l’audit e la sicurezza guadagnano quote di mercato, man mano che governi e industrie regolamentate orientano gli acquisti verso di loro. Per gli investitori, ciò rappresenta un’opportunità nel settore della tecnologia per la conformità, nella valutazione della sicurezza aziendale con miglioramenti di produttività tangibili. Al contrario, le piattaforme social potrebbero affrontare costi in crescita e pressioni sui margini, se relegano la transizione all’A.I. principalmente ai tagli di personale.
SINTESI DI SCENARIO
La solidità apparente dell’economia USA si intreccia con l’erosione della sua credibilità istituzionale, e con i segnali di bolla A.I. L’Europa scivola tra stagnazione economica, finanze in difficoltà e fragilità politica, amplificando la dipendenza dagli USA, che nel frattempo riaprono i canali energetici con Mosca e consolidano l’influenza nel Caucaso. La frammentazione geopolitica alimenta l’uso dell’hard power, mentre la rivalità USA-Cina sui chip accelera la corsa alla sovranità tecnologica. In questo quadro, Difesa e A.I. “responsabile” emergono come settori difensivi; manifattura europea e piattaforme social restano invece sotto pressione. Benché il dollaro americano si mantenga una moneta rifugio, il rischio è che la politicizzazione della FED eroda progressivamente il suo status.
04/09/2025

