Analisi di scenario

L’analisi di scenario consente, come la composizione dei pezzi di un puzzle, di far emergere un’immagine che altrimenti rimarebbe celata. I tre pilastri dell’analisi di scenario sono: la Macroeconomia, la Geopolitica, la Tecnologia. L’immagine di scenario che emerge consente di assumere delle decisioni di natura strategica con maggiore consapevolezza e visione.

ANALISI MACROECONOMICA

Il 12 novembre, dopo 43 giorni, è terminato lo shutdown più lungo della storia americana. Nel durante la pubblicazione dei principali dati macroeconomici si è fermata, creando un vuoto informativo che ha costretto il mercato finanziario a muoversi alla cieca, cercando di interpretare al meglio le poche informazioni disponibili. Sussistono dubbi sulla qualità dei dati rilasciati anche dopo la fine dello shutdown, che tra l’altro è stato solamente “rimandato a gennaio” (!). In questo contesto, visto l’enorme peso di NVIDIA sull’indice S&P500 (capitalizzazione intorno ai $4.5 trilioni), la sua trimestrale ha assunto una rilevanza paragonabile a quella di un dato macroeconomico chiave, in quanto i suoi risultati vengono considerati un indicatore dello stato di salute dell’intero ecosistema dell’intelligenza artificiale (IA). Nonostante i buoni risultati di NVIDIA pubblicati il 19 novembre, il mercato ha reagito inizialmente con il peggior ribasso dal “Liberation Day” di aprile,  per via dei timori su una possibile bolla IA dovuta al fatto che i giganteschi investimenti delle Big Tech potrebbero non generare ritorni economici proporzionati. Diversi colossi del settore (tra cui Amazon, Meta, Alphabet e Oracle) hanno infatti iniziato a indebitarsi per finanziare i propri investimenti, anche attraverso Special Purpose Vehicle (SPV) che consentono di posizionare il debito fuori bilancio, aumentando l’opacità finanziaria. I dubbi sulla solidità di questo processo stanno crescendo: Barclays, Moody’s e S&P hanno recentemente declassato vari bond emessi da Oracle, mentre Bank of America ha raccomandato la vendita allo scoperto dei bond di quasi tutte le principali società legate all’IA. Parallelamente, i credit default swap (CDS) del settore (un indicatore del rischio percepito) si sono ampliati in modo visibile. Un altro segnale è arrivato da Michael Burry (divenuto famoso per aver previsto la crisi del 2008), che ha annunciato una posizione ribassista sull’IA, sostenendo che il settore versa in una fase di euforia irrazionale e che molte società sono ricorse a manovre contabili per gonfiare l’utile operativo, in particolare allungando gli orizzonti di ammortamento. Riguardo la bolla, si è espresso anche il CEO di Alphabet affermando che l’ondata di investimenti nell’IA è straordinaria, ma anche segnata da elementi di irrazionalità e che se dovesse scoppiare, nessuna azienda ne sarebbe immune. Timori che però non hanno fermato una nuova ondata di risk-on a Wall Street (e di riflesso sui listini europei, che hanno beneficiato anche degli sviluppi legati all’Ucraina) a seguito di commenti da parte di alcuni membri della FED e di dati macro statunitensi più deboli del previsto, che hanno riacceso le probabilità di un taglio dei tassi alla riunione di dicembre. FED, che ormai appare concentrata sul suo secondo mandato (piena occupazione), nonostante un’inflazione persistente, che rimane un fattore strutturale sia nella sua componente finanziaria che in quella reale. Infatti, la FED ha dapprima annunciato la fine del Quantitative Tightening (drenaggio della liquidità) dal 1° dicembre e successivamente ha lasciato intendere la possibilità di interventi tecnici assimilabili a un QE mirato, volti ad alleviare le tensioni nel mercato interbancario. Più avanti, uno stimolo diretto tramite l’acquisto di Treasuries non è escluso, anche per contenere gli oneri crescenti del debito pubblico americano sulle scadenze più lunghe. A questo si aggiungono l’effetto della liquidità rilasciata dopo lo shutdown; a livello globale, vari Paesi hanno in programma stimoli fiscali per il prossimo anno, aggiungendo ulteriore carburante monetario al sistema globale. Tutti elementi in grado di dare una spinta ai listini globali (alimentando le già alte valutazioni), ma anche ad altri asset spesso connessi alla liquidità presente nel sistema. Come Bitcoin, il quale è stato il principale perdente dell’ultimo mese, ma che potrebbe beneficiare di una ripresa dell’espansione della liquidità: la sua natura deflazionistica rimane infatti invariata.

ANALISI GEOPOLITICA

Il teatro europeo continua ad essere dominato dalla guerra in Ucraina, che ha visto un’intensificazione delle operazioni militari russe lungo l’intero fronte orientale. Sul piano diplomatico, nelle ultime settimane, è però trapelata una proposta negoziale in 28 punti delineata da Washington, con il coinvolgimento nella stesura di Mosca. La bozza ha prodotto reazioni dure da parte di Kiev, che ha lavorato con gli alleati e con il Presidente Trump per riarticolare la proposta di accordo. Mosca e Washington, seppur con obbiettivi differenti, hanno interessi convergenti a “congelare il conflitto”. La prima è infatti consapevole delle proprie difficoltà militari ed economiche. Gli USA, ottenuto un rafforzamento della NATO, sono ora interessati ad allontanare Mosca dall’abbraccio cinese. Venendo all’Asia-pacifico, al contrario, la situazione nello Stretto di Taiwan si è nuovamente fatta tesa dopo le dichiarazioni pro-Taipei del nuovo primo ministro giapponese, Sanae Takaichi, e la decisione di procedere all’installazione di sistemi missilistici su un’isola vicina a Taiwan, che hanno provocato la dura reazione di Pechino. Tokyo è consapevole del mutamento nel balance of power regionale a favore di Pechino e vede le minacce dirette a Taiwan come sfide dirette alla propria sicurezza nazionale. In quest’ottica si possono leggere il mutato atteggiamento circa lo strumento militare ed il rafforzamento di partnership securitarie con gli USA ed alcuni attori regionali. In America latina, le relazioni tra Stati Uniti e Venezuela si sono bruscamente irrigidite, con Washington che ha incrementato la presenza navale e aeronavale nei Caraibi. Caracas è oggi uno dei principali avamposti degli interessi di Cina, Russia ed Iran, incrinando fortemente la fondamentale Dottrina Monroe e rappresentando una minaccia diretta alla sicurezza nazionale statunitense. Inoltre, una leadership venezuelana maggiormente accomodante garantirebbe l’accesso ad importanti risorse energetiche (es. gas e petrolio) e minerarie (metalli come il cobalto o l’oro). In Sudan, infine, la crisi interna ha visto un’escalation con la presa di El Fasher (capoluogo del Nord Darfur) da parte delle RSF. Principali sponsor delle due parti in campo, le SAF (Forze Armate Sudanesi) e le RSF (Rapid Support Forces), sono rispettivamente l’Egitto e gli EAU. Il primo necessita di un interlocutore disponibile per garantirsi il controllo delle risorse idriche del Nilo e come contrappeso alla posizione etiope nel Corno d’Africa. Per il secondo l’esito positivo del conflitto è un elemento fondante per controllare l’“hub geopolitico” nel Mar Rosso (controllo dello stretto di Bab el-Mandeb) e nel Sahel (governo delle rotte commerciali e delle zone aurifere). Tra gli altri, anche la Russia, infine, sostiene le RSF, che controllano le risorse aurifere del Darfur (i profitti sul mercato nero sono infatti essenziali per sostentare l’economia russa sotto sanzioni). Mosca, però, mantiene contatti informali anche con le SAF per preservare comunque la strategica base navale a Port Sudan, evidenza che definire i diversi schieramenti è tutt’altro che impresa facile. Novembre delinea perciò un quadro multipolare, segnato da elevate tensioni simultanee. Europa, Caraibi, Indo-Pacifico ed Africa mostrano dinamiche autonome ma convergenti: deterioramento della deterrenza, crescenti rischi di frizione operativa e profonde difficoltà diplomatiche nella gestione delle crisi.

ANALISI TECNOLOGICA

Le notizie tecnologiche stanno diventando essenziali nella politica e nelle relazioni internazionali, perché le nuove competizioni globali ruotano tutte attorno alla dipendenza da risorse e tecnologia. Mentre i due principali poli – Stati Uniti e Cina – si contendono chip, spettro radio, orbite spaziali e ora anche capacità di calcolo per l’IA, l’Europa è nel mezzo: deve decidere a chi affidare reti, cloud e data center e se potrà mai essere davvero sovrana. Tecnologia significa 6G, cybersicurezza, spazio… e infrastrutture IA finanziate a colpi di debito. A fine novembre il Qatar ha lanciato la Qatar 6G Testbed Platform al MWC25 di Doha, insieme a Ooredoo e Vodafone: un banco di prova nazionale per reti 6G, frequenze millimetriche, edge computing e “AI-native networks”. È uno dei primi segnali concreti che la corsa al 6G sta uscendo dai laboratori. n parallelo, Bruxelles sta valutando una legge che renderebbe vincolante il 5G Cybersecurity Toolbox del 2020, obbligando di fatto gli Stati membri a eliminare gradualmente Huawei e ZTE non solo dal mobile ma anche da fibra e reti fisse. L’obiettivo è ridurre il rischio di spionaggio e sabotaggio; l’effetto collaterale è aumentare la dipendenza da un numero ristretto di fornitori occidentali e, di riflesso, dall’ecosistema cloud e chip statunitense. Qui si innesta il pezzo nascosto della vicenda: la stessa infrastruttura che reggerà 6G e servizi critici viene costruita a debito per alimentare l’IA generativa. Secondo il Financial Times, i partner di OpenAI – Oracle, SoftBank, CoreWeave, Vantage, Blue Owl, Crusoe – stanno accumulando quasi 100 miliardi di dollari di debito per costruire data center e capacità di calcolo dedicati, spesso tramite veicoli speciali (SPV). OpenAI, invece, usa “i bilanci degli altri”: ha solo una linea di credito da 4 miliardi $ e non l’ha ancora utilizzata. A fronte di impegni contrattuali per circa 1,4 trilioni di dollari in 8 anni, i ricavi previsti per il 2025 sono intorno ai 20 miliardi (!). Tutto il rischio è sugli operatori che costruiscono infrastruttura, non sulla startup. In pratica: le stesse reti, cavi e data center che supporteranno 6G e servizi critici europei sono finanziati da una montagna di debiti, concentrata su pochi player non europei. Per chi guarda alla sovranità europea, il quadro diventa inquietante: reti 6G sempre più “pulite” da vendor cinesi, ma appoggiate a cloud e data center iper-leveraged, fuori dal controllo politico europeo. Il mese ha mostrato quanto questa infrastruttura sia fragile. Tre municipalità di Londra – Kensington and Chelsea, Westminster, Hammersmith & Fulham – sono state colpite da un grave cyber-attacco che ha messo fuori uso linee telefoniche, servizi online e sistemi IT condivisi, costringendo ad attivare piani di emergenza per oltre mezzo milione di residenti. I report di threat-intelligence parlano di un crimine informatico che sta diventando completamente industrializzato: ransomware as-a-service, gruppi specializzati per settore, tool automatizzati. Trend Micro prevede il 2026 come l’anno in cui il cybercrime diventerà “pienamente industriale”, mentre ricerche su scala globale stimano un +30%degli attacchi ransomware ai settori critici (manifattura, sanità, energia, trasporti, finanza) solo nel 2025. Unendo i puntini: reti 6G ultra-dense, miliardi di sensori, data center IA finanziati a leva, servizi pubblici sempre più digitalizzati. Se un attacco rende inutilizzabile una parte di questa infrastruttura, il danno non è solo operativo o politico: può colpire direttamente strutture di debito molto levered. In pratica, un breach grave su un grande provider cloud o su mega-data center “OpenAI-linked” diventa anche rischio sistemico per banche, fondi e assicurazioni.

SINTESI DI SCENARIO

Il mese di novembre mostra un mondo in cui tensioni finanziarie, pressioni geopolitiche e accelerazione tecnologica si stanno allineando nello stesso schema: tutto si muove più velocemente della capacità delle istituzioni di adattarsi. I mercati reagiscono ai segnali di liquidità più che ai fondamentali, le grandi potenze cercano processi temporanei invece di soluzioni reali, e l’espansione di IA–6G–cloud si regge su strutture di debito che amplificano ogni fragilità. Questo crea un contesto a duplice valenza. Da un lato, l’abbondanza di liquidità, le nuove partnership di Difesa e gli enormi investimenti nelle infrastrutture digitali possono alimentare crescita, innovazione e nuove capacità strategiche. Dall’altro, i sistemi globali concentrano il rischio in pochi nodi critici: data center finanziati off-balance sheet, punti di attrito in Ucraina e nell’Indo-Pacifico, reti 6G ultra-dense esposte a un cybercrime ormai industrializzato. L’opportunità sta nell’investire nella resilienza: cloud sovrano, comunicazioni sicure, filiere più robuste. Il pericolo è che uno shock in un singolo nodo possa propagarsi istantaneamente tra mercati finanziari, aziende ed infrastrutture critiche.

01/12/2025

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