In attesa della ricostruzione

19.01.2025

Comprare titoli legati al cemento e più in generale ai materiali di base può essere giustificato da una combinazione di motivazioni tecniche e finanziarie, che poggiano su una domanda strutturale di lungo periodo: la crescita delle infrastrutture e dell’urbanizzazione, insieme alla necessità di manutenzione delle reti esistenti, sostiene il mercato europeo del cemento nel periodo 2024–2029 e potenzialmente fino al 2035, alimentato da progetti infrastrutturali, abitativi e commerciali che richiedono enormi volumi di materiali. Mentre a livello globale il mercato dei materiali da costruzione è previsto in espansione da circa 1,67 trilioni di dollari nel 2025 a oltre 2,54 trilioni entro il 2035, con un tasso di crescita annuo composto superiore al 4% nel decennio 2026–2035, fornendo al settore una solida “reason to exist” industriale e non una semplice opportunità speculativa di breve periodo.

A questo si aggiunge il potenziale legato a scenari di ricostruzione post-bellica non pienamente scontati dal mercato; come la possibile riconciliazione in Medio Oriente e la ricostruzione di Gaza, che hanno già dimostrato di poter fungere da catalizzatori per i titoli del comparto, o i futuri piani di ricostruzione delle infrastrutture ucraine, ambiti nei quali, se le aspettative non sono ancora interamente incorporate nei prezzi, potrebbe esserci spazio per performance superiori alla media. Un ulteriore pilastro è rappresentato dagli incentivi pubblici e dagli investimenti governativi, con programmi europei e nazionali, inclusi PNRR e Piano Complementare, orientati al rinnovamento di strade, ponti e immobili pubblici attraverso ingenti pacchetti di spesa che sostengono direttamente la domanda di cemento e materiali. Anche le politiche di transizione energetica legate a eolico, solare e idroelettrico richiedono infrastrutture pesanti come fondazioni e vie di accesso, aumentando il fabbisogno di materiali e consentendo al settore di trasferire l’inflazione nei prezzi, riducendo così il rischio di dipendenza esclusiva dal ciclo immobiliare.

Dal punto di vista macro e di mercato, nei cicli economici maturi o in fase di ripresa si osserva spesso una rotazione settoriale a favore dei comparti value, come i materiali da costruzione, che tendono a sovraperformare i titoli growth quando la propensione al rischio cresce e i tassi si stabilizzano o scendono, anche perché l’attività di costruzione è storicamente correlata a tassi reali negativi o in diminuzione, che abbassano il costo dei finanziamenti per gli investimenti infrastrutturali. Sul fronte delle valutazioni, alcuni titoli del settore possono risultare sottovalutati, creando potenziali punti di ingresso interessanti, mentre le aziende dotate di vantaggi competitivi, come una grande scala produttiva e strutture di costo efficienti, sono in grado di difendere i margini anche in fasi di maggiore volatilità.

Restano tuttavia rischi da considerare e da bilanciare. Come la ciclicità intrinseca del settore delle costruzioni, soprattutto nella componente residenziale sensibile ai tassi di interesse e alla fiducia dei consumatori. In questo contesto si inseriscono i principali titoli italiani ed europei del comparto: in Italia, Buzzi Unicem, Cementir e WeBuild, fortemente esposti alla domanda infrastrutturale, e in Europa grandi player come Heidelberg Materials, Holcim, CRH. Per coloro che preferiscono un approccio più diversificato, sono a disposizione numerosi Etf che permettono di inserire in portafoglio l’intero settore: dai materiali di base agli asset infrastrutturali. Gli indici a cui gli Etf sono agganciati sono principalmente Msci World Materials, Stoxx Europe 600 Basic Resources, S&P Global Materials, Msci Europe Materials, mentre l’offerta è elevata in ambito di infrastrutture, anche con approccio multi-asset in qualche caso.

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