La svolta dell’Arabia

30.04.2025

Una tematica di crescente interesse coinvolge i sottostanti azionari ed obbligazionari legati all’Arabia Saudita. La crescita dell’interesse verso questo mercato è alimentata dal programma strategico denominato Vision 2030, che dovrebbe garantire un importante spostamento verso le energie rinnovabili, per un Paese dove il petrolio ha sempre rappresentato tutto. Le energie rinnovabili dovrebbero rappresentare circa il 50% dell’elettricità prodotta in Arabia Saudita, entro il 2030. Inoltre, la regione del Consiglio di Cooperazione del Golfo (che comprende l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar, il Kuwait, Bahrein e Oman) ha vissuto una profonda trasformazione dell’economia negli ultimi decenni, allontanandosi dallo storico ruolo di produttore di petrolio e gas per il resto del mondo. Il Fondo Monetario Internazionale stima per tale area che la crescita del Pil nel periodo 2025-2029 possa attestarsi al 4,0%, un valore doppio rispetto alle attese per le economie avanzate ma in linea con il tasso di crescita previsto per i paesi emergenti.

L’Arabia Saudita è classificata A+/A1 in termini di rating creditizio, il che conferma una elevata solidità delle finanze pubbliche. Molti paesi del G10 sono, invece, alle prese con rapporti debito/PIL superiori al 100%, e le stime per il 2029 vedono solamente un rapporto al 31,5% per l’Arabia Saudita, contro una media mondiale attesta non lontana dal 100%. In quanto esportatore di petrolio, i guadagni esteri dell’Arabia Saudita sono stati in gran parte denominati in dollari Usa, e questo ha facilitato lo sviluppo di un mercato obbligazionario in valuta forte o rappresentato dai Sukuk, un certificato finanziario islamico conforme alle regole della Sharia.

Focalizzandosi sui bond, ad esempio il bond con scadenza gennaio 2050 codice Isin (XS1936302949) presenta una redditività molto elevata, pari al 6,2% annuo lordo, ma necessitano di capitali di ingresso elevati (200 mila dollari). Di riflesso, molto interessante la quotazione di Etf, che permettono l’accesso anche per patrimoni minimi. La crescita del mercato obbligazionario saudita ha registrato un’accelerazione negli ultimi anni e l’importo totale delle obbligazioni in circolazione emesse dai Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo è più che triplicato dal 2019, raggiungendo quasi 1400 miliardi di dollari a fine 2024.

La valuta del Riyal saudita è ancorata al dollaro Usa, e la volatilità è in molti periodi minore rispetto a quella di molte altre emissioni emergenti. L’Arabia Saudita fa già parte dell’indice FTSE Emerging Markets Government Bond dall’aprile 2022, e in futuro sarà inclusa in altri indici in valuta locale come il Jp Morgan GBI-EM.L’indice Jp Morgan Saudi Arabia Aggregate è denominato in dollari (un misto di obbligazioni convenzionali e Sukuk) mentre l’esposizione in valuta locale arriva dai Sukuk nazionali.

La correlazione tra l’indice obbligazionario dell’Arabia Saudita e il benchmark Jp Morgan Embi Global Div. è prossima a 0,8, con un beta (la sensitività in termini di oscillazioni) di 0,75, il che permette movimenti non perfettamente allineati tra i due sottostanti in determinati frangenti temporali. Mentre l’indice azionario Msci Saudi Arabia presenta una correlazione molto bassa rispetto al resto del mondo, prossima a 0,50 verso l’indice Msci World; ed anche il beta è di poco superiore a tale livello, confermando la capacità di muoversi in modo relativamente indipendente dagli indici di riferimento. Queste metriche rappresentano un grande vantaggio in termini di diversificazione di portafoglio, un elemento sempre più raro.

In termini di Etf, a livello obbligazionario in Italia c’è a disposizione l’Etf  SPDR J.P. Morgan Saudi Arabia Aggregate Bond (205 milioni di dollari di patrimonio, Ter dello 0,37% annuo), mentre in termini azionari sono a disposizione i prodotti iShares MSCI Saudi Arabia Capped (344 milioni di euro di patrimonio, Ter dello 0,6% annuo) e il recente Franklin FTSE Saudi Arabia (2 milioni di euro di patrimonio, Ter dello 0,39% annuo).

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