Analisi di scenario

L’analisi di scenario consente, come la composizione dei pezzi di un puzzle, di far emergere un’immagine che altrimenti rimarebbe celata. I tre pilastri dell’analisi di scenario sono: la Macroeconomia, la Geopolitica, la Tecnologia. L’immagine di scenario che emerge consente di assumere delle decisioni di natura strategica con maggiore consapevolezza e visione.

MACROECONOMIA:

La barriera è stata abbattuta: gli oneri finanziari annui sul debito federale americano (oltre 1 trilione $) hanno superato la spesa per il Pentagono (che pur vicina, resta inferiore al trilione). Non solo. Con un deficit/PIL che potrebbe sfiorare il 7% nel 2024, se i tassi di interesse rimanessero all’attuale livello, entro la fine dell’anno gli oneri finanziari potrebbero superare la soglia di 1,5 trilioni, poco più del 4% rispetto ad un ammontare debitorio che si avvia in direzione dei 35 trilioni dollari. E’ sostenibile? La risposta, negativa, pare scontata, soprattutto in termini tendenziali, dopo la sospensione del “tetto al debito”, almeno fino a gennaio 2025 (cioè post elezioni Presidenziali). Ed è ovvio che, in un mondo in cui gli Stati Uniti sono chiamati a difendere la loro egemonia globale, sarà difficile che Washington decida di “stringere la cinghia”. Già così parrebbe una situazione di difficile soluzione. Come se non bastasse, i dati di marzo (pubblicati ad aprile) relativi a PIL ed inflazione hanno sorpreso entrambi in negativo: il primo perché inferiore alle attese (+1,6% anziché +2,4%); la seconda in quanto maggiore delle aspettative (il core PCE +3.7% anziché +3.4%). Le ripercussioni sulle aspettative di politica monetaria non si sono fatte attendere: gli operatori hanno ridimensionato le attese ad uno – massimo due – tagli dei tassi da parte della FED entro fine anno. Il tema dei tagli dei tassi nominali è cruciale, per le sue ripercussioni sui tassi reali (tassi nominali-inflazione). E’ su quest’ultimi che si concentra l’attenzione del mercato, nella consapevolezza che la repressione finanziaria (tassi reali negativi) è l’unica way out possibile all’insostenibilità debitoria, pur con un prezzo da pagare (monetizzazione del debito). Aumentano nel contempo le criticità conseguenti al perdurare di tassi elevati, sia all’interno – con il collasso di Republic First Bank – che all’esterno – con la svalutazione verticale dello yen – e con esse il nervosismo sia nel mercato obbligazionario, che in quello equity. Gli equilibri finanziari globali sono messi a dura prova anche dall’aumento dei prezzi di alcune commodities (cacao, rame, petrolio) con significativa rilevanza sistemica prospettica, sia in termini di crescita economica che di impatto inflativo.

GEOPOLITICA:
Martedì 23 aprile il Senato degli Stati Uniti ha votato con una maggioranza bipartisan l’approvazione di un pacchetto di 95 miliardi di dollari di aiuti per Ucraina, Israele e Taiwan. Il disegno di legge prevede in tutto 60,84 miliardi dollari per sostenere Kiev contro Mosca, ma scendendo nei dettagli si nota come quasi la metà di questa cifra (23 miliardi) sia in realtà destinata al rimpinguamento delle scorte di armi e strutture militari statunitensi. Questo particolare non solo evidenza la necessità di Washington di provvedere al proprio livello di approvvigionamento militare nel lungo termine, ma potrebbe anche sottolineare la “natura tampone” di questi aiuti. I fondi, sbloccati dopo circa 5 mesi di tira-e-molla tra democratici e repubblicani al Congresso, sono infatti sufficienti solo per evitare agli ucraini di soccombere all’avanzata russa nel breve termine.  Il vero intento, al momento ancora celato, potrebbe essere quello di spingere sempre di più gli europei a farsi carico della difesa dell’Ucraina, magari nel timore di ulteriori impasse politiche americane. Il pacchetto stanzia poi 26,38 miliardi per Israele, confermando, al di là dei toni aspri tra i Presidenti Biden e Netanyahu, la vicinanza strategica di Washington all’alleato Mediorientale in un momento molto delicato del conflitto nella Striscia di Gaza. L’esercito israeliano sarebbe difatti pronto a cominciare un’operazione determinante, avanzando sull’ultimo lembo di terra, Rafah, nel quale si sono ammassati centinaia di migliaia di palestinesi in fuga dalle bombe israeliane. Lo sblocco degli aiuti è quindi un assenso silenzioso degli americani a questa tragica operazione terrestre? Dietro l’autorizzazione di tutti questi fondi si potrebbe in effetti intravedere una strategia americana di “appaltare” la difesa ucraina agli europei nel tentativo di riportare in vita accordi e intese tra Israele e Paesi arabi una volta che la “faccenda Gaza” si sarà conclusa (nel sangue). Non vanno, infine, dimenticati i fondi meno consistenti nel pacchetto (8,12 miliardi $) ma potenzialmente più rilevanti per Washington, destinati all’Asia-Pacifico, compresa Taiwan, su cui gli Stati Uniti vorrebbero concentrarsi con tutto il loro potenziale, risolvendo le prime due guerre nel minor tempo possibile. La geografia del pacchetto di aiuti non va quindi letta in senso quantitativo bensì qualitativo, tenendo a mente che ogni teatro di crisi è per la leadership americana un pezzo di puzzle da incastrare con “le buone o le cattive” con i propri interessi da (anche se forse per non molto) prima superpotenza globale.

TECNOLOGIA:

Il conflitto in corso tra Russia e Ucraina, spesso indicato come la “PRIMA GUERRA MONDIALE CIBERNETICA“, è caratterizzato da una guerra tecnologica avanzata. Prima dell’invasione fisica, la Russia ha avviato attacchi informatici utilizzando metodi come DDoS (Distributed Denial of Service) e ha distribuito il malware “FoxBlade” per interrompere Internet nei centri di comando ucraini. Questi attacchi sono stati rilevati dagli analisti di Microsoft con sede a Redmond, nello stato di Washington, evidenziando le capacità di monitoraggio globale abilitate dalla tecnologia. Inoltre, durante il conflitto, c’è stato un ampio uso di sistemi di guerra elettronica (EW) volti a interrompere le comunicazioni, i sistemi radar e altri dispositivi elettronici. Alla fine di febbraio, poco prima dell’invasione russa, gli analisti di Hawkeye 360 hanno identificato segnali di interferenza GPS vicino al confine con l’Ucraina. In risposta alle minacce informatiche, l’Ucraina ha collaborato con aziende tecnologiche come Cloudflare e Microsoft per migliorare la crittografia e la sicurezza del sistema. SpaceX, guidata da Elon Musk, ha schierato circa 25.000 satelliti Starlink per supportare le iniziative di difesa e connettività dell’Ucraina. Tuttavia, SpaceX ha espresso preoccupazione per l’uso di Starlink per il controllo dei droni a causa del suo design non militare e della necessità di prevenire potenziali attacchi sul territorio russo. Inoltre Palantir Technologies, sostenuta dal braccio di venture capital della CIA, ha capitalizzato la sua presenza nel conflitto. Dopo la visita del CEO Karp al presidente ucraino Zelenskyy nel giugno 2022, dove è stata annunciata una partnership, le azioni di Palantir sono schizzate del 10% in un solo giorno, crescendo del 75% nell’agosto dello stesso anno. Ciò sottolinea il ruolo crescente delle aziende tecnologiche nelle operazioni militari, con le società statunitensi che sfruttano il conflitto come terreno di prova per tecnologie innovative, in un percorso verso sostanziali guadagni finanziari. Il conflitto è servito anche come banco di prova per le startup che presentano nuove tecnologie, attirando l’interesse delle aziende tecnologiche della difesa statunitensi in cerca di nuove opportunità. Anche singoli imprenditori come Blake Resnick hanno colto le opportunità del conflitto, con rapporti secondo cui avrebbe tratto profitto dalle vendite di droni all’Ucraina, aumentando il suo patrimonio netto a oltre 100 milioni di dollari. Mykhailo Fedorov, ministro ucraino della Trasformazione digitale, ha definito il conflitto una “guerra tecnologica”, in cui le aziende statunitensi sfruttano la situazione per testare nuove tecnologie, anche legate all’utilizzo dell’Artificial Intelligence.

SINTESI DI SCENARIO:

Monitorando attentamente l’interconnessione degli sviluppi macroeconomici, geopolitici e tecnologici, le principali preoccupazioni riguardano la sostenibilità del debito federale degli Stati Uniti, la crescita delle tensioni geopolitiche tra gli Stati Uniti e la Cina e l’escalation della “guerra tecnologica”. Tralasciare l’eventuale impatto delle tecnologie emergenti sulle operazioni militari e sul sistema globale potrebbe portare a perdite di opportunità, poiché le tecnologie vengono implementate e ridefinite in vari settori. Le grandi aziende tecnologiche statunitensi dipendono fortemente dal mercato cinese per ricavi e prospettive di crescita. Tuttavia, le tensioni geopolitiche e i divieti sulle app cinesi – come TikTok – pongono rischi significativi, con impatti rilevanti per l’accesso al mercato e le redditività delle aziende coinvolte. Nonostante l’approvazione di un consistente pacchetto di aiuti per l’Ucraina, gli Stati Uniti stanno ora spostando la loro attenzione verso la Cina, guidati dalle crescenti tensioni. L’uso dell’intelligenza artificiale per scopi bellici solleva ulteriori preoccupazioni sul suo ruolo potenziale nei futuri conflitti, sottolineando l’importanza delle misure di sicurezza informatica, specialmente alla luce della conservazione e dell’utilizzo dei dati, sia con finalità industriali civili, che militari.

02/05/2024

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